Gli ebrei nella storia di Praga

I primi commercianti ebrei di origine bizantina si insediarono a Praga nel X secolo. Sin dall’inizio sono stati oggetto di manifestazioni antisemite. Cristiani intolleranti distrussero il primo insediamento ebraico nell’odierna Mala Strana. I progrom non erano infrequenti: il più tristemente noto fu la strage di Pasqua del 1389, in cui morirono più di 3000 ebrei, compresi coloro che si erano rifugiati nella sinagoga Vecchia-Nuova.

Ci furono, tuttavia, anche momenti positivi, per esempio quando personalità ebraiche di spicco, come il rabbino Löw e Mordecal Maisel ebbero notevole influenza alla corte di Rodolfo II.
Nel 1716 Carlo VI concesse l’autonomia alla comunità e, grazie all’illuminato Giuseppe II, fu rotto l’isolamento dal resto della città e gli ebrei poterono però ritornare a Praga e la prosperità economica riprese immediatamente.

Diecimila persone si concentrarono sull’area di alcuni isolati anche se nel 1796 fu permesso agli ebrei di abitare in alcune case della Città Vecchia. Il mescolamento con il resto della popolazione da quel momento si estese a tutta Praga grazie alle riforme illuminate. Sempre nello stesso periodo, grazie alle opere di Giuseppe II che migliorarono le condizioni di questa popolazione, il quartiere fu ribattezzato, in suo onore, con il nome di Josefov.

L’antisemitismo, però, covava sotto la cenere e nel 1899 Leopold Hilsner fu accusato di compiere sacrifici umani rituali.
Anche se gli anni tra le due guerre furono favorevoli agli ebrei cechi, il patto di Monaco del 1938 diede a Hitler il controllo dei territori cechi e gli ebrei furono confinati in un ghetto in attesa della deportazione, mentre le sinagoghe furono trasformate in depositi per i beni confiscati agli ebrei. La maggior parte dei 50.000 ebrei di Praga furono deportati nel campo di concentramento di Terezín e morirono a causa del genocidio nazista.

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